Emissioni odorigene: cosa sono e perché non vanno sottovalutate
In un allevamento, impianto biogas o in uno stabilimento produttivo, c’è una componente meno immediata rispetto ai rifiuti generati, ma spesso molto impattante: quella delle emissioni odorigene.
Con questa espressione intendiamo inquinanti atmosferici prodotti da attività industriali o agricole che generano odori sgradevoli, fastidiosi o nocivi. Queste emissioni possono diventare critiche quando sono persistenti e si propagano al di fuori degli stabilimenti.
Per capire meglio il tema, è utile distinguere tra:
- sostanze odorose: composti che, pur non essendo necessariamente pericolosi, possono risultare fastidiosi;
- percezione dell’odore: sensazione data dall’interazione tra molecole odorose e recettori olfattivi;
- disturbo odorigeno (o molestia olfattiva): si verifica quando la percezione dell’odore altera in modo concreto lo stato di benessere di una persona.
Parlare di emissioni odorigene non significa quindi soltanto parlare di “cattivi odori”, ma di un fenomeno più ampio di inquinamento olfattivo, ovvero una sequenza causale che parte dalla fonte (presenza di sostanze odorigene) passa per la diffusione e arriva all’eventuale molestia olfattiva.
Perché gli odori in stabilimento sono un rischio operativo e reputazionale
Tenere sotto controllo le emissioni odorigene non è solo una questione ambientale, ma anche di gestione del rischio e del benessere sociale.
Dal punto di vista normativo oggi il riferimento nazionale è l’art. 272-bis del D.Lgs. 152/2006, che prevede che la normativa regionale o le autorizzazioni possano introdurre misure per la prevenzione e la limitazione delle emissioni odorigene. A questo si aggiungono gli indirizzi applicativi approvati con decreto direttoriale del 28 giugno 2023, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 luglio 2023.
Ma il punto non è solo legislativo. Odori molesti possono generare segnalazioni, controlli, irrigidimento dei rapporti con gli abitanti del territorio e una percezione negativa dell’impresa. In altre parole, il problema odorigeno non resta confinato all’impianto: può trasformarsi rapidamente in un tema operativo, relazionale e reputazionale.
Da dove nascono le emissioni odorigene

Negli impianti produttivi, e in particolare nella gestione dei rifiuti, le emissioni odorigene nascono quasi sempre dall’incontro tra una matrice da gestire e le condizioni in cui viene trattata. Reflui, fanghi, liquami, digestati e scarti organici possono infatti sviluppare odori più o meno intensi a seconda dei tempi di permanenza, delle modalità di stoccaggio, della movimentazione e del livello di stabilità del processo. Per questo l’odore non è quasi mai il risultato di un solo punto critico, ma l’effetto di un equilibrio che si altera lungo diverse fasi operative.
In alcuni casi le emissioni vengono convogliate e intercettate tramite sistemi dedicati; in altri si disperdono in modo diffuso da vasche aperte, aree di accumulo o superfici di trattamento, risultando più difficili da controllare.
Anche la composizione cambia in base alla matrice: tra le sostanze più spesso coinvolte ci sono composti solforati, composti azotati come le ammine, composti ossigenati come aldeidi, chetoni e acidi grassi volatili, oltre ad alcuni idrocarburi odorigeni.
Più che da un singolo evento, quindi, le emissioni odorigene derivano spesso da una gestione complessa della matrice nel suo insieme.
Emissioni odorigene: qual è la normativa in Italia
Fino a pochi anni fa il tema delle emissioni odorigene non aveva un inquadramento nazionale specifico. Oggi il riferimento principale è l’art. 272-bis del D.Lgs. 152/2006.
Il quadro nazionale
Il nuovo art. 272-bis attribuisce a regioni e Autorità Competenti un ruolo centrale nel definire misure di prevenzione e limitazione delle emissioni odorigene, con la possibilità di introdurre: valori limite, portate massime o concentrazioni massime, procedure, eventuali piani di contenimento.
Non esiste, dunque, un unico approccio valido in modo identico per ogni impianto e in ogni territorio, dal momento che il quadro dipende anche dalle prescrizioni autorizzative e dagli orientamenti regionali.
Per un’azienda, quindi, la domanda giusta non è solo “qual è la norma?”, ma anche “come si applica al mio impianto, alla mia matrice e al mio contesto autorizzativo?”.
Il ruolo delle linee guida regionali
Il tema delle emissioni odorigene si sviluppa anche a livello territoriale attraverso linee guida e indirizzi regionali, che hanno un ruolo molto concreto nei procedimenti autorizzativi e nelle valutazioni tecniche.
In Lombardia, ad esempio, sono state pubblicate delle linee guida di settore per la caratterizzazione, l’analisi e l’autorizzazione delle emissioni odorigene. Queste sono riconosciute come il riferimento più completo in materia di controllo delle emissioni odorigene.
In Piemonte, sono attive le “Linee guida per la caratterizzazione e il contenimento delle emissioni in atmosfera provenienti dalle attività ad impatto odorigeno” che offrono un riferimento operativo per affrontare il problema in sede autorizzativa e gestionale.

Più in generale, anche in altre Regioni il tema si sta strutturando in modo più chiaro. In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, è stato evidenziato il valore delle linee di indirizzo nazionali approvate nel 2023 come quadro di riferimento utile per le istruttorie e per le decisioni delle autorità competenti in materia ambientale.
L’obiettivo è proprio quello di superare approcci troppo frammentati e fornire criteri condivisi per valutare le emissioni odorigene, sia nelle autorizzazioni sia nella gestione di eventuali situazioni critiche emerse durante l’esercizio.
In questo senso, le linee guida regionali non sostituiscono il quadro nazionale, ma lo rendono più concreto.
Come valutare il problema in modo misurabile
Come abbiamo detto le emissioni odorigene non includono solo “cattivi odori”, per questo è necessario attuare una valutazione integrata e causale di emissione ➡️ percezione dell’odore ➡️ molestia olfattiva.
Il tema degli odori non va dunque affrontato solo sol piano percettivo, ma tramite un approccio misurabile.
Misura, monitoraggio e analisi
La norma UNI EN 13725:2022 definisce il metodo oggettivo per la determinazione della concentrazione di odore di un campione gassoso tramite olfattometria dinamica. È un riferimento importante perché consente di trasformare un fenomeno apparentemente soggettivo in un dato tecnico più leggibile.
Ma la misura da sola non basta. Serve anche collegare il dato agli eventi di processo: quando compare l’odore, in quali fasi, con quali matrici in ingresso, con quali tempi di permanenza, con quali variazioni operative. È qui che il monitoraggio diventa davvero utile.
Come ridurre le emissioni odorigene con interventi concreti e misurabili
Ridurre le emissioni odorigene non significa intervenire solo quando l’odore è già percepibile. Significa lavorare a monte sulla gestione della matrice e del processo e, quindi, sulle condizioni che favoriscono la formazione e diffusione del problema.
Interventi organizzativi e di processo
Una parte importante della riduzione delle emissioni odorigene passa da leve organizzative e gestionali: ridurre i tempi di permanenza, migliorare stoccaggio e movimentazione, controllare le condizioni operative e limitare le situazioni che favoriscono instabilità, fermentazione o degradazione. In molti casi, già questo consente di abbassare il rischio.

Interventi impiantistici
Quando la sola organizzazione non basta, entrano in gioco gli interventi impiantistici: confinamento delle fonti, captazione, trattamento delle emissioni, ma anche riduzione dei volumi e stabilizzazione delle matrici.
In questo senso, Themis lavora su reflui, fanghi, digestati e scarti organici partendo da analisi preliminari, test su impianti pilota e progettazione su misura, con l’obiettivo di rendere la matrice più gestibile e il processo più stabile.
Gli errori più comuni da evitare
Gli errori tipici sono abbastanza ricorrenti; tra quelli più frequenti nella gestione delle emissioni odorigene ci sono:
- aspettare le segnalazioni prima di intervenire, invece di agire in modo preventivo;
- trattare matrici diverse come se avessero lo stesso comportamento, senza considerare caratteristiche e criticità specifiche;
- cercare una soluzione standard per un problema che richiede spesso un’analisi su misura;
- affrontare gli odori come un tema separato dal resto della gestione dei reflui o degli scarti;
- concentrarsi solo sull’effetto finale, senza leggere l’odore come possibile sintomo di un processo non ottimizzato.
In molti casi, infatti, il problema odorigeno non è un episodio isolato, ma il segnale di un equilibrio di processo che non sta funzionando come dovrebbe.
Come combattere le emissioni odorigene?
Le emissioni odorigene non sono solo un effetto collaterale da contenere. Sono un segnale che può raccontare molto sul modo in cui uno stabilimento gestisce matrici complesse, tempi, volumi e condizioni operative.
Per questo gli odori non si risolvono davvero se vengono trattati come problema isolato. Vanno letti come parte della gestione della matrice e del processo. Solo così è possibile ridurre in modo concreto il rischio operativo, autorizzativo e reputazionale.

Ed è proprio su questo terreno che un approccio come quello di Themis trova coerenza: analizzare, testare, progettare e intervenire sulla matrice reale, con soluzioni pensate per il processo e non solo per l’effetto visibile del problema.
FAQ
Cosa sono le emissioni odorigene?
Sono emissioni in atmosfera che contengono sostanze capaci di produrre una percezione olfattiva, talvolta sgradevole o molesta.
Quali sono le sostanze odorigene più comuni?
Tra le più frequenti ci sono composti solforati, ammine, aldeidi, chetoni, acidi grassi volatili e altri composti organici odorigeni.
Che cos’è il disturbo odorigeno?
È la condizione in cui un odore percepito altera il benessere di una persona e viene vissuto come fastidioso o molesto.
Gli odori molesti sono un reato?
Non sempre. Possono però generare contestazioni, verifiche e rilievi amministrativi o, in determinati casi, assumere rilievo giuridico a seconda del contesto concreto e degli effetti prodotti.
Quali sono i valori limite delle emissioni odorigene?
Non esiste un unico limite nazionale valido in modo uniforme per tutti i casi. Il quadro dipende da autorizzazioni, discipline regionali e criteri applicabili al singolo impianto.


