Dal 4 agosto 2024 è entrata in vigore la nuova IED 2.0 (Industrial and Livestock Rearing Emissions Directive), formalmente Direttiva (UE) 2024/1785. È un aggiornamento che cambia la prospettiva: non si limita a “ritoccare” limiti e procedure, ma amplia il perimetro e alza l’asticella della responsabilità ambientale per migliaia di operatori. L’obiettivo è coerente con l’ambizione europea della “zero pollution” al 2050: ridurre l’impatto dell’inquinamento su salute e ambiente intervenendo su aria, acqua e suolo, con un impianto normativo più integrato e più misurabile.
In questo scenario, parlare di economia circolare non è un esercizio di comunicazione: è una leva concreta per ridurre volumi, semplificare la gestione e trasformare flussi critici (reflui, fanghi, scarti organici) in output più stabili e valorizzabili. E qui si inserisce l’approccio di Themis: ingegneria “tailor-made”, test e validazione interni, e tecnologie che puntano a ridurre sprechi e carichi ambientali in modo misurabile.
Cos’è la Direttiva IED 2.0 e perché è stata aggiornata
La IED è la cornice europea per la prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento (IPPC): l’idea di fondo è semplice e potente: governare gli impatti ambientali delle installazioni industriali in modo integrato, imponendo condizioni autorizzative basate sulle migliori tecniche disponibili e su un controllo strutturato delle emissioni.
La normativa IED 2.0 riguarda circa 37.000 installazioni industriali e include (con un approccio aggiornato) anche comparti e attività che negli anni hanno mostrato criticità ambientali e pressioni crescenti, come il tema rifiuti e alcuni ambiti legati alla zootecnia intensiva. In parallelo, cresce l’attenzione su due elementi spesso sottovalutati: tracciabilità e performance ambientale dimostrabile. Non basta più “essere a norma” in modo statico: serve una gestione dinamica, basata su dati, Best Available Techniques (BAT) e soluzioni che riducano l’impatto complessivo, incluse le emissioni indirette legate a logistica, trasporti e gestione degli scarti.
Con la Direttiva (UE) 2024/1785, l’Unione rafforza questo impianto per renderlo più adatto a tre esigenze diventate centrali:
- Ridurre le pressioni ambientali in modo più efficace (anche dove oggi le prestazioni sono disomogenee).
- Estendere la copertura a settori/attività rilevanti per impatti e volumi.
- Rendere la trasparenza un driver: dati più strutturati, comparabili e accessibili.
Obiettivi principali: riduzione inquinamento acqua, aria e suolo
IED 2.0 mira a minimizzare l’impatto dell’inquinamento su persone e ambiente intervenendo sulle principali matrici (aria, acqua, suolo) e sulle pressioni correlate (rifiuti, consumi di risorse). L’aggiornamento si inserisce nel percorso “zero pollution” e nel più ampio disegno del Green Deal, con un approccio che premia l’efficienza, l’innovazione e la capacità di dimostrare risultati.
Principali novità della IED 2.0 per gli impianti industriali
Estensione del campo di applicazione
Una delle novità più discusse riguarda l’inclusione e la regolazione più mirata delle emissioni da allevamenti intensivi (in particolare suini e avicoli) con l’obiettivo di incidere sulle pressioni ambientali più rilevanti, senza estendere gli obblighi ai piccoli operatori: la Commissione evidenzia che il campo di applicazione riguarda i grandi allevamenti più impattanti e introduce anche una gestione semplificata per alcune realtà agricole (logiche di registrazione/semplificazione) per ridurre l’onere amministrativo rispetto a un’autorizzazione “industriale” classica.
Limiti di emissione più stringenti e valori BAT (Best Available Techniques) rivisti
IED 2.0 rafforza il legame tra autorizzazioni e BAT-AEL (i livelli emissivi associati alle BAT) e consolida l’aspettativa di un’applicazione più coerente tra Paesi e settori. In pratica: quando BAT e BREF si aggiornano, ci si aspetta che anche le condizioni autorizzative e le prestazioni si allineino con maggiore rapidità e solidità, riducendo zone grigie e disparità.

Nuovo portale emissioni industriali (IEPR) e obblighi di reporting potenziati
La trasparenza diventa infrastruttura. Con il Regolamento (UE) 2024/1244 nasce l’Industrial Emissions Portal (IEPR), un portale europeo che raccoglie e rende accessibili dati ambientali delle installazioni: non solo rilasci di inquinanti e trasferimenti, ma anche informazioni su uso di acqua, energia e risorse per monitorare i progressi verso un’economia più circolare e resource-efficient.
Impatti pratici sulle imprese: obblighi, costi e rischi di non conformità
Per molte aziende, l’impatto reale della IED 2.0 si gioca su tre piani.
1) Autorizzazioni e adeguamenti tecnici.
Quando cambiano BAT/BREF o quando l’impianto ricade in perimetri aggiornati, può aumentare la necessità di investire su tecnologie, monitoraggi, gestione dei flussi e ottimizzazione di processo.
2) Costi “visibili” e “invisibili”.
Oltre ai costi diretti (interventi impiantistici, analisi, consulenze, reporting), emergono costi indiretti: inefficienze nella gestione dei reflui, aumento dei costi di conferimento/smaltimento, esposizione a rischi operativi (fermi, saturazione stoccaggi, criticità logistiche).
3) Rischio compliance e reputazione.
Con reporting più strutturato e dati più accessibili, la non conformità non è solo un rischio sanzionatorio: può tradursi in ritardi autorizzativi, contestazioni, perdita di affidabilità verso stakeholder e filiere.
Se operi nell’agroalimentare, la IED 2.0 si intreccia con un quadro normativo già denso. Per una panoramica pratica su obblighi e trend del comparto, trovi qui il nostro approfondimento sulle normative UE per il settore alimentare.
Strumenti per la compliance: BAT, BREF e innovazione tecnologica
Ruolo delle migliori tecniche disponibili (BAT) e revisione BREF
Le BAT restano il cardine: un insieme di soluzioni, configurazioni e pratiche gestionali considerate più efficaci per prevenire/ridurre impatti. I BREF (BAT Reference Documents) traducono questa logica in riferimenti tecnici. In ottica aziendale, il punto non è inseguire l’adempimento all’ultimo minuto, ma impostare un approccio “BAT-ready”: dati, test, scalabilità, e scelte tecnologiche che riducano davvero pressioni e complessità.
Incentivi per economia circolare e decarbonizzazione
IED 2.0 si muove in un contesto europeo che spinge verso efficienza e circolarità: ridurre volumi da smaltire, recuperare risorse, contenere consumi e minimizzare emissioni indirette (trasporti, logistica, energia sprecata) non è solo “nice to have”, ma un modo concreto per rendere più resiliente la compliance nel tempo, perché agisce sulle cause, non sui sintomi.
WRT di Themis: la soluzione tecnologica ideale per conformarsi alla IED 2.0
Quando la pressione normativa aumenta, il rischio è rispondere con soluzioni frammentate: un “pezzo” per abbattere un parametro, un altro per gestire lo stoccaggio, un altro ancora per contenere costi e logistica. L’approccio Themis punta invece a intervenire su un nodo spesso decisivo per la performance ambientale complessiva: la gestione di reflui, fanghi e scarti ad alta componente acquosa, dove spesso si “paga” per movimentare acqua e dove la complessità operativa genera inefficienze e rischi.
Themis WRT (Waste Recovery Technology) è progettata per ottimizzare il trattamento di diverse matrici (acque reflue, fanghi, scarti organici e altri flussi), con un processo multi-fase che consente di trasformare l’input in acqua distillata e prodotto secco stabilizzato.
Vantaggi concreti
Riduzione di emissioni indirette
WRT integra logiche di trattamento che—attraverso condensazione dei vapori e gestione controllata del processo—puntano a evitare dispersioni e a semplificare la gestione operativa; soprattutto, riducendo volumi e movimentazioni, contribuisce a tagliare una quota spesso rilevante di emissioni indirette (trasporto, movimentazione, handling)
Riduzione volumi
La drastica riduzione del volume dei rifiuti destinati allo smaltimento (tra 70%–90% a seconda della matrice e dell’obiettivo) ha un impatto immediato su logistica, stoccaggi, trasporti e costi operativi.


Recupero risorse e nuove opportunità di business
WRT consente di trasformare il flusso in due output distinti: acqua distillata e una frazione secca più stabile e gestibile. Questo non solo semplifica la gestione operativa, ma cambia anche la prospettiva economica: quando un materiale diventa più separato, stabile e “leggibile”, può risultare più idoneo a percorsi di recupero e valorizzazione (in base a matrice, analisi e contesto autorizzativo), aprendo nuove opportunità di utilizzo interno o sinergie di filiera. In altre parole, la riduzione dell’onere di gestione può andare di pari passo con la creazione di output con potenziale valore aggiunto, rendendo più concreta l’economia circolare.
Approccio Tailor-made
Un elemento distintivo dell’approccio Themis è la progettazione su misura supportata da analisi e test: dalla raccolta dati e caratterizzazione, alla sperimentazione su impianto pilota e validazione, fino alla progettazione e al supporto da remoto. Questo è particolarmente utile quando la compliance non è “standard”, ma dipende da matrici complesse e vincoli specifici di sito.
La IED 2.0 alza l’asticella: più perimetro, più dati, più coerenza BAT e più pressione sulla dimostrabilità delle performance ambientali. In questo quadro, l’economia circolare non è un claim: è un modo per rendere la compliance più solida perché riduce volumi, inefficienze e rischi. Con WRT, Themis lavora esattamente su quel punto trasformando flussi critici in output più gestibili e potenzialmente valorizzabili, con un approccio ingegneristico e tailor-made.


