RENURE e Direttiva Nitrati: come cambia la gestione dell’azoto per allevamenti e biogas in UE

Indice

RENURE e Direttiva Nitrati: come cambia la gestione dell’azoto per allevamenti e biogas in UE

Il 9 febbraio 2026 la Commissione Europea ha adottato la Direttiva (UE) 2026/288 che modifica la Direttiva Nitrati 91/676/CEE, introducendo condizioni per usare, oltre il limite dei 170 kg N/ha/anno, alcuni materiali fertilizzanti ottenuti da effluenti zootecnici trattati.

La pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (GUUE), apre ad allevamenti, impianti biogas e filiere agroalimentari nuove opportunità, ma con un messaggio chiaro: non allentare la protezione delle acque, in quanto le nuove soluzioni saranno soggette a criteri tecnici e di controllo.

Direttiva Nitrati: cosa cambia per agroalimentare e biogas

Nelle Zone Vulnerabili ai Nitrati (NVZ), la Direttiva Nitrati impone che l’applicazione di letame e letame trattato non superi i 170 kg di azoto per ettaro all’anno.

Con la Direttiva (UE) 2026/288 gli Stati membri possono autorizzare un “extra” fino a 80 kg N/ha/anno tramite l’utilizzo di specifici fertilizzanti definiti RENURE (REcovered Nitrogen from manURE). E solo rispettando requisiti tecnici e salvaguardie.

Per chi gestisce digestato e reflui, si presentano due implicazioni pratiche:

  • si apre una via per ridurre l’export forzato di matrici ricche d’acqua e abbassare la pressione logistica nelle aree sature;
  • aumenta la necessità di controllo di processo e qualità output, perché adottare RENURE significa far fronte a una serie di condizioni tecniche e operative.

Come gli Stati membri applicano la Direttiva (esempio deroghe)

La Direttiva sottolinea che l’emendamento non cambia gli obblighi degli Stati membri a meno che decidano di implementare la nuova possibilità in Allegato III.

La Direttiva, infatti, non modifica automaticamente le regole in ogni Paese. Cambia solo se (e quando) uno Stato membro recepisce nel proprio diritto nazionale la deroga introdotta: cioè stabilisce chi può usare RENURE, in quali condizioni, con quali prescrizioni di impiego e con quali sistemi di controllo e monitoraggio. Fino a quel momento resta valido il quadro ordinario (limite 170 k N/ha/anno).

Già in passato si sono verificati casi di deroga della Normativa dipendenti dalla dimostrazione che un limite più alto non compromette la qualità delle acque.

Nel ciclo di attuazione 2016-2019, secondo una sintesi dell’European Environmental Bureau, la Commissione ha concesso deroghe a sei Stati membri: Belgio, Danimarca, Irlanda, Italia (Lombardia e Piemonte), Paesi Bassi e Regno Unito.

In particolare, quello dell’Irlanda è un caso specifico con una deroga che consente fino a 250 kg N/ha sui “derogation farms”.

Shock fertilizzanti 2022-2023

Questa apertura si deve alla necessità di rafforzare l’autonomia strategica e ridurre l’esposizione a prezzi volatili dei fertilizzanti naturali. Utilizzare fertilizzanti RENURE significa produrre un “concime europeo” incrementando autonomia e sostenibilità. La misura si inserisce inoltre nel quadro Farm to Fork che punta a ridurre le perdite di nutrienti di almeno il 50% entro il 2030 e a ottenere una riduzione dell’uso di fertilizzanti di almeno il 20%.

Cosa sono i fertilizzanti RENURE

Con il termine RENURE (REcovered Nitrogen from manURE) la Commissione indica fertilizzanti ottenuti da effluenti zootecnici che, dopo trattamento, presentano caratteristiche tali da poter funzionare in modo comparabile ai fertilizzanti minerali a determinate condizioni. Secondo il JRC (Joint Research Centre) si tratta di un prodotto con caratteristiche chimiche e agronomiche comparabili ai concimi di sintesi.

Esempi di prodotti RENURE

La Direttiva 2026/288 cita esplicitamente tre tipologie che possono rientrare nella nuova possibilità:

  • concentrati minerali da ultrafiltrazione e osmosi inversa;
  • sali di ammonio (scrubbing salt): ottenuto da processi di rimozione ammoniaca da off-gas;
  • struvite (sale fosfatico ricco di azoto).
RENURE e Direttiva Nitrati: come cambia la gestione dell’azoto per allevamenti e biogas in UE

Protezione ambientale

RENURE risponde alla spinta del Green Deal e dell’Economia Circolare: entro il 2030 la strategia Farm to Fork (dal produttore al consumatore) prevede la riduzione di almeno il 20% dell’uso di fertilizzanti chimici entro il 2030, con lo scopo di diminuire l’inquinamento da azoto e fosforo.

Perché utilizzare i fertilizzanti RENURE? Avendo una disponibilità di azoto prontamente assimilabile dalle piante, hanno un potenziale di lisciviazione (perdita di nitrati nelle falde acquifere) analogo a quello dei fertilizzanti chimici, riducendo il rischio di inquinamento delle acque.

Inoltre, non si tratta di un “nuovo” azoto immesso nel sistema, ma di un riciclo dello stesso, concetto che si sposa perfettamente con l’economia circolare.

Normative e compliance: dove sta la complessità

La deroga alla Direttiva si presenta come un’ottima opportunità, ma non è esente da limitazioni e controlli stringenti. Per far sì che l’azoto recuperato non venga più considerato “letame” deve soddisfare criteri tecnici rigorosi stabiliti dal JRC, ma non solo.

La “triangolazione” normativa che decide lo status del materiale

A definire la qualificazione del materiale trattato (digestato o refluo zootecnico), contribuiscono tre pilastri normativi UE: Direttiva Nitrati, Regolamento fertilizzanti e Direttiva quadro rifiuti. Insieme, queste norme definiscono a quali condizioni il materiale può essere gestito come rifiuto, sottoprodotto o prodotto, e incidono direttamente su autorizzazioni, requisiti di conformità, controlli, tracciabilità e opportunità di valorizzazione lungo la filiera.

Direttiva Nitrati (91/676/CEE): limiti e piani d’azione NVZ.

La Direttiva classifica il materiale come “letame zootecnico anche in forma trattata” se contiene azoto da effluenti animali, applicando il limite di 170 kg N/ha/anno nelle NVZ.

Con la recente deroga all’Allegato III ora sarà possibile trattare il letame – con specifici processi produttivi – per ottenere prodotti RENURE, superando il limite sopra indicato. Il recepimento è previsto entro il 2 marzo 2028.

Reg. fertilizzanti UE (2019/1009): quando un fertilizzante è un “prodotto UE”.

Il Regolamento definisce “fertilising product UE” una sostanza o miscela che fornisce nutrienti alle piante, con marcatura CE se rispetta criteri di composizione, sicurezza, etichettatura. Digestati e composti reflui cessano dunque di essere rifiuti e rientrano nel RENURE se conformi a determinati parametri.

Direttiva quadro rifiuti (2008/98/CE): sottoprodotto vs rifiuto vs End-of-waste.

Questa Direttiva è rilevante perché determina come viene “qualificato” il materiale lungo la filiera e, di conseguenza, quali obblighi scattano per chi lo produce e lo gestisce. In sintesi:

  • se un materiale è rifiuto, valgono vincoli e autorizzazioni specifiche per gestione, trasporto e tracciabilità;
  • se è sottoprodotto, può essere gestito fuori dal regime rifiuti, ma solo se rispetta condizioni precise;
  • se cessa di essere rifiuto (End-of-waste), può entrare in un circuito “prodotto” con requisiti di qualità e controlli coerenti.

Questa Direttiva entra in gioco ogni volta che un derivato di reflui zootecnici o digestato vuole fare un “salto di status”: da materiale da gestire come rifiuto a output valorizzabile lungo la filiera.

Impatti reali per allevamenti, agroindustria e impianti biogas

RENURE e Direttiva Nitrati: come cambia la gestione dell’azoto per allevamenti e biogas in UE

In Italia il settore zootecnico è responsabile di circa il 79% delle emissioni totali dell’agricoltura. Queste emissioni arrivano proprio dai reflui. Gestire questi scarti significa far fronte a ingenti oneri e costi logistici. Se l’impianto produce output coerenti e tracciabili si ha:

  • meno dipendenza da concimi minerali (e dalla loro volatilità) grazie a nutrienti recuperati in filiera;
  • meno attrito logistico quando la matrice viene trasformata in frazioni più gestibili;
  • una nuova leva di business: la possibilità di valorizzare economicamente l’output come fertilizzante, trasformando parte dei costi di gestione in un potenziale flusso di ricavi o in un vantaggio competitivo.

Nuovi obblighi di monitoraggio e qualità output

Autorizzare l’uso dei fertilizzanti RENURE significa però anche applicare specifiche salvaguardie ambientali e rispettare dei criteri di stabilità e qualità:

  • qualità coerente batch-to-batch;
  • rapporto azoto minerale/totale elevato (≥ 90%) oppure rapporto carbonio organico/azoto totale ≤ 3;
  • limiti su contaminanti (es. metalli)

Non basta trattare, serve produrre output standard e dimostrabili.

Soluzioni per cogliere l’opportunità RENURE

Il RENURE è un’opportunità industriale per ripensare la gestione dell’azoto lungo la filiera zootecnica e del biogas, soprattutto dove reflui e digestato sono costituiti per gran parte da acqua: quando i vincoli normativi spingono a spostare volumi su lunghe distanze, il problema diventa prima di tutto logistico e operativo (oltre che ambientale).

L’opportunità del RENURE diventa concreta quando una filiera costruisce una linea capace di trasformare una matrice variabile in output gestibili, stabili e tracciabili.

Categorie di soluzioni lungo la filiera

  • PRE-TRATTAMENTI E CONDIZIONAMENTO: comprende soluzioni di separazione solido/liquido e chiarificazione (meccaniche e/o a membrane) per ridurre solidi, stabilizzare la linea e proteggere le fasi successive. Obiettivo: meno variabilità, più continuità.
  • CONCENTRAZIONE E RIDUZIONE ACQUA: quando la pressione principale è la logistica, la leva è ridurre la quota d’acqua e ottenere frazioni più dense e gestibili. Qui conta molto l’integrazione energetica.
  • RECUPERO AZOTO IN FORMA “MINERALE”: processi che estraggono/concentrano l’azoto (in base alla matrice e al layout), con un punto chiave: qualità ripetibile e gestione dei sottoprodotti/consumi.
  • STABILIZZAZIONE E “PRODUCT READINESS”. Non è solo tecnologia: include campionamento, specifiche, tracciabilità, e una logica di controllo qualità che regge audit e verifiche.

Themis: RENURE come strumento di ottimizzazione della strategia industriale

Il RENURE è uno strumento che trasforma un vincolo in un progetto industriale.

Per molte realtà agro-zootecniche e impianti di biogas l’obiettivo è progettare un percorso che porti ad output stabili e valorizzabili.

Qui fa la differenza la capacità di mettere insieme tre elementi: caratterizzazione della matrice, tecnologia adeguata al caso reale e configurazione d’impianto. È qui che si inserisce Themis come partner per costruire una soluzione sostenibile e tailor-made.

Da matrice instabile a output gestibile: l’industria richiede standard

Digestato e reflui non sono tutti uguali, ma chi investe richiede di ottenere un output con caratteristiche ripetibili e dimostrabili. Themis infatti prevede dei test pilota e un laboratorio di Ricerca & sviluppo al fine di individuare le soluzioni più adatte alle specifiche esigenze industriali

RENURE e Direttiva Nitrati: come cambia la gestione dell’azoto per allevamenti e biogas in UE
Digestato prima di essere trattato
RENURE e Direttiva Nitrati: come cambia la gestione dell’azoto per allevamenti e biogas in UE
Output post trattamento

Impianti complessi e turnkey

Quando parliamo di RENURE, soprattutto nel caso di impianti biogas e in contesti agroindustriali, serve un progetto integrato: gestione energetica, automazione, manutenzione, gestione qualità.

Il valore del modello turnkey sta qui: un impianto chiavi in mano significa una linea pensata come sistema unico.

Esempio applicativo: trattamento liquidi e gestione rischio

Un impianto biogas in area vulnerabile produce digestato tutto l’anno, ma può spandere solo in determinate finestre e con limiti stringenti. Il rischio è quello di ritrovarsi con volumi troppo grandi da gestire, costi logistici in crescita e poca flessibilità operativa.

In questi casi, una soluzione efficace è separare e stabilizzare il digestato, riducendo i volumi e trasformando il materiale di partenza in output facilmente controllabili.

Questo è proprio il principio alla base di WRT di Themis. Grazie a questa tecnologia, il digestato e i liquami vengono trattati e convertiti in due frazioni:

  • una frazione acquosa, potenzialmente recuperabile o gestibile con maggiore semplicità (in funzione delle caratteristiche e delle autorizzazioni);
  • una frazione solida stabilizzata, più facile da stoccare e valorizzare.

Un esempio concreto è il case study dell’impresa Wrote. Qui, WRT è stato progettato per trattare il digestato solido proveniente da rifiuti zootecnici e, attraverso l’utilizzo di microrganismi, trasformarlo in un fertilizzante pronto all’uso in grado di stimolare la fertilità del suolo.

Il vantaggio di WRT non si ferma solo alla rigenerazione delle risorse, ma è anche strategico. Si tratta di impianti modulari e scalabili, con una progettazione tailor-made e “chiavi in mano”. Questo permette alle imprese di avere una soluzione che risponda in modo preciso alle proprie esigenze, e che integri controllo e qualità. In questo modo la valorizzazione non resta un’ipotesi, ma diventa un processo più gestibile e replicabile nel tempo.

Sostenibilità: da obiettivo a KPI

La sostenibilità sta diventando una metrica di performance: impatta su costi, autorizzazioni, filiere e accesso ai mercati. Il rapporto 2025 di Confagricoltura riporta che le imprese con maggiore sostenibilità ottengano livelli più alti di produttività (94.000 euro di fatturato per addetto). In questo quadro, l’adozione di RENURE può aiutare a rendere la gestione dell’azoto più efficiente e tracciabile, riducendo dipendenze e attriti operativi.

Themis affianca aziende e imprenditori nel tradurre questi obiettivi in KPI e in scelte impiantistiche coerenti: soluzioni su misura e turnkey per trasformare scarti e sottoprodotti in output più stabili e valorizzabili, in linea con i principi dell’Economia Circolare.

Scopri come Themis può supportare il tuo Business

Soluzioni su misura per rendere i tuoi processi più efficienti, sostenibili e innovativi